Maternità a Roma: come districarsi nella burocrazia di una grande città (parte 2)

Maternità a Roma: come districarsi nella burocrazia di una grande città (parte 2)

Eccomi qui con le ultime vicissitudini di un’esperienza – sicuramente meravigliosa – ma che immaginavo (povera illusa!) leggermente più semplice nei suoi aspetti pratici e “burocratici”.

Eravamo rimasti alla prenotazione tramite CUP – o meglio ai vari tentativi di prenotazione per le diverse visite che si possono effettuare tramite il sistema sanitario nazionale. Una cosa che ho omesso di scrivere nella prima parte, ma che ci tengo a precisare perché potrebbe essere d’aiuto a molte neomamme, è che con il Centro Unico di Prenotazioni della Regione Lazio voi dovrete comportarvi come la classica “goccia cinese”. Mi spiego meglio: anche se gli operatori vi dicono che non c’è assolutamente posto per le date che vi interessano per la prenotazione delle visite, potrebbe esserci la possibilità di un’eventuale disdetta da parte di qualcuno che aveva prenotato tempo addietro. Questo significa che ogni santo giorno, per avere una chance, dovrete attaccarvi al telefono e chiedere se per caso si è liberato un posto per la prestazione da voi richiesta. Devo ammettere che questo consiglio ve lo daranno molti operatori con cui parlerete, giorno, dopo giorno, dopo giorno, dopo giorno.  Forse spenderete un po’ di telefono, ma in compenso potrete stringere anche qualche amicizia!

Altri consigli utili

Ancora: se avete intenzione di partorire presso un ospedale pubblico, ma anche se partorirete in una clinica privata ma non vi interessa effettuare in quella sede i monitoraggi, prenotate anche quelli per tempo, tramite il CUP. Ormai avrete capito che prima chiamate, più possibilità avrete di pagare solo il costo del ticket e – in rari, eccezionali, casi – magari anche di scegliere la struttura più comoda per voi (ma su questo non ci contate).

Un’ultima cosa: se il vostro ginecologo di fiducia durante i nove mesi di gestazione vorrà per sua scelta – e per approfondire alcune vostre situazioni personali –  prescrivervi delle analisi in più rispetto a quelle che è possibile fare gratuitamente presso ASL o ospedali con i codici di esenzione “settimanali”, ricordate di farvi fare due ricette rosse distinte dal medico di base. Mi è capitato più di una volta di incontrare addetti allo sportello dell’accettazione molto pignoli, che mi hanno rimandato a casa (a farmi fare nuovamente le ricette rosse, separate), perché il mio medico di base aveva accorpato tutte le analisi richieste (quelle gratuite e quelle a pagamento) su un’unica ricetta. Servono due ricette distinte, una con gli esami gratuiti e un’altra con quelli che invece andranno pagati.

Interdizione anticipata e maternità obbligatoria

Se lavorate nel settore pubblico, parastatale oppure privato, con un contratto in regola, per il congedo di maternità vi spetteranno solitamente 2 mesi prima della data presunta del parto e tre mesi successivi al lieto evento. E’ possibile anche lavorare fino all’ottavo mese, per poi poter avere quattro mesi anziché tre per “coccolare” il bebè, ma in questo caso è necessario ottenere un certificato da parte dell’INPS, che attesti il vostro stato di salute e che il lavoro che svolgete non può in alcun modo arrecare danni al nascituro. Ecco, l’INPS rappresenta un altro tasto dolente per tutte le neomamme. Perché? Perché manca sempre quel pizzico di chiarezza in più che potrebbe semplificare a tutti le cose, perché quando ti serve il famoso “pin dispositivo” per utilizzare i servizi online non lo si ha mai sottomano, perché le mail mandate agli uffici preposti non ricevono mai risposta, perché è più facile farsi ricevere dal Papa che prendere appuntamento con un impiegato e per tanti, tantissimi, altri motivi. Vi racconto anche in questo caso la mia esperienza, sperando che vi aiuti a non commettere gli stessi errori. Per motivi personali ho scelto di stare a casa circa un mese e mezzo prima rispetto all’entrata in vigore della mia maternità regolare. Questo ha significato aprire una pratica di “interdizione anticipata dal lavoro”, che precede l’astensione obbligatoria.  Se avete un ginecologo di un consultorio o che lavora presso una struttura pubblica, potete farvi rilasciare da lui un certificato in cui si attestano i motivi della gravidanza a rischio e portarlo direttamente (previo appuntamento) alla Direzione Provinciale di riferimento dell’Ispettorato del lavoro. Naturalmente per me non è stato così semplice, perché la mia ginecologa è privata e lavora presso una clinica privata. In questo caso, con il suo certificato avevo bisogno di una “convalida” da parte di una struttura pubblica, o almeno così avevo letto su internet, nel disperato tentativo di reperire informazioni. Così sono stata dal mio medico di base, mi sono fatta fare una ricetta “rossa” con la richiesta di una visita ginecologica per interdizione anticipata e con quella sono andata presso la sede della mia ASL di riferimento (Roma C) per pagare il ticket relativo alla visita da effettuare. Cosa mi sono sentita dire dopo circa un’ora di fila (perché non sono previste file “agevolate” per donne in gravidanza)? Che presso la ASL Roma C non c’è bisogno di nessuna “convalida”da parte di una struttura pubblica, che ogni distretto si gestisce autonomamente e che quindi potevo andare direttamente presso la sede dell’Ispettorato del Lavoro con il certificato della mia ginecologa privata. Cercando di non spazientirmi ho quindi chiamato nei – ristrettissimi! – orari previsti la sede di competenza dell’Ispettorato del Lavoro, sono riuscita a prendere appuntamento e finalmente ho ottenuto il provvedimento di interdizione in duplice copia, una delle quali da consegnare al mio datore di lavoro. Non mi dilungo oltre raccontandovi che ovviamente poi il periodo di interdizione anticipata è scaduto (era di trenta giorni), ma ancora non avevo raggiunto l’astensione obbligatoria, quindi altro certificato della mia ginecologa, altro appuntamento presso l’Ispettorato del Lavoro e via dicendo.

Conclusioni

Sicuramente ho commesso tanti errori perché sono alla mia prima gravidanza e perché non sempre gli “iter” da percorrere vengono esposti in modo chiaro sui vari siti di riferimento. Una cosa è certa: per risparmiare ed evitare il più possibile una burocrazia talvolta contorta e snervante bisogna informarsi, chiedere, condividere esperienze con chi ci è già passato, conoscere i propri diritti. Solo così si potranno evitare tante noie e perdite di tempo. Mai come in questo caso l’unione fa veramente la forza.

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